In prosecuzione ideale del precedente articolo ci occupiamo oggi dell’aspetto penalistico e delle relative sanzioni che conseguono al disturbo arrecato dei rumori molesti. Nel caso che prendiamo qui in esame (Tribunale di Chieti 18.9.2017) ho assistito alcuni condomini che lamentavano di subire rumori molersti da parte di una palestra il cui legale rappresentate veniva imputato di aver arrecato disturbo al riposo e all’occupazione dei residenti limitrofi utilizzando durante l’esercizio dell’attività strumenti di diffusione sonora che diffondevano la musica ad alto volume in tutta la zona densamente abitata con valore decisamente superiore al limite fissato dalla legge. In particolare i vicini esasperati dalle immissioni rumorose durante l’orario di lezione della palestra, dopo aver presentato un esposto alla procura della Repubblica, chiedevano l’intervento della polizia municipale ed in seguito anche dell’azienda addetta alla tutela dell’ambiente. Tale azienda effettuava un rilievo fonometrico presso l’abitazione di uno dei denuncianti. All’esito del rilievo veniva effettivamente verificato l’immissione di livelli sonori nettamente superiore a quelli previsti dalla legge. Il giudice nella propria sentenza di condanna argomenta partendo dalla nozione di disturbo di cui all’articolo 659 co 1 del codice penale nel quale si fa riferimento alla capacità diffusiva di rumori potenzialmente idoneo ad essere sentite da un numero indeterminato di persone pur se di fatto se ne lamentino solo alcune o addirittura nessuno. La sanzione penale in questo caso costituisce il cosiddetto reato di pericolo e non di danno per la cui sussistenza non è necessario che un disturbo generalizzato si sia in concreto verificato basta che le emissioni sonore oltre l’ambito della normale tollerabilità conseguano all’esercizio di un’attività di per sé stessa non rumorosa anche se svolta nel rispetto di licenze e autorizzazioni tra parentesi (Cass. sezione prima. 10/10/1997). Il giudice osserva che la valutazione relativa all’accertamento in concreto del superamento dei limiti di tollerabilità del rumore deve essere effettuato con criteri oggettivi riferibili alla sensibilità media delle persone che vivono nell’ambiente ove rumori vengono percepiti ricordando a tal proposito gli insegnamenti della suprema corte di cassazione sezione terza 1/12/2005); inoltre nel compiere la valutazione deve tenersi conto delle specifiche circostanze in cui agisce il rumore nel senso che l’individuazione della soglia della normale tollerabilità deriva da una valutazione globale delle circostanze di fatto (Cass. Sez. prima 9.4.1985). Quindi il giudice dopo aver valutato l’elevato numero di firmatari dell’esposto al Comune le deposizioni testimoniali di coloro che non riuscivano a riposare o a compiere normali attività casalinghe, nonche di ripetuti interventi della polizia municipale che riscontravano “la percezione di un elevato volume di musica” oltre ovviamente alla valutazione tecnica compiuta dall’azienda per la tutela dell’ambiente ha condannato il legale rappresentante della palestra penalmente oltreché ad una cospicua cifra a titolo di risarcimento del danno ed anche alla rifusione delle spese processuali a favore dei soggetti danneggiati.

CONDIVIDI
Fabio CD Mastrorosa
Studio Legale MASTROROSA Via Nizza 92, Roma e Via Girondi13, Barletta Sito web: www.studiolegalemastrorosa.it E-mail: segreteria@mastrorosa.it - fmastrorosa@mastrorosa.it Tel. (+39) 06 842404.05 – (+39) 3288994610 Fax (+39) 06 84080414