Spesso nei condomini ci si lamenta perchè un condomino ha con sé uno o più animali da compagnia e magari tali animali provocano disturbi sia olfattivi  che uditivi agli altro. Che si può fare? Di recente se ne è occupato il Tribunale di Napoli nella Causa decisa con la sentenza 3422, sezione Quarta del 22-03-2017.  Il Tribunale è entrato nel merito partendo da una norma del Codice Civile, l’art. 844 che testualmente dispone “Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi. Nell’applicare questa norma l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà. Può tener conto della priorità di un determinato uso”  La vicenda era la seguente. Un condominio di Napoli lamentava che da un appartamento sito al piano terra si propagavano rumori esalazioni ed odori fastidiosi a tutte le ore del giorno della notte per tutte le zone condominio del fabbricato sino all’interno degli appartamenti di proprietà esclusive degli altri condomini e che tali rumori ed esalazioni erano dovute alla presenza all’interno dell’appartamento di numerosi animali domestici tra cui almeno una decina di cani di grossa taglia i quali abbaiavano di continuo. Il condominio si lamentava altresì dal fatto che tali rumori insieme ad esalazioni rumori molesti turbavano la quiete condominiale e influivano sull’igiene della collettività superando la normale tollerabilità ed obbligando i condomini a tenere sempre chiuse le porte le finestre dei propri appartamenti. Durante il periodo estivo per necessità di maggiore areazione dei locali tali disturbi in termini di latrare di cani e folate maleodoranti aumentavano e andavano incontestabilmente ad incidere sul diritto alla quiete dei condomini sul loro riposo nonché sul fondamentale e costituzionalmente garantito il diritto alla salute degli stessi. Il Giudice ha dapprima fatto presente che con la riforma che è entrata in vigore il 18 giugno 2013 il nuovo ultimo comma dell’articolo 1138 dispone che il regolamento condominiale non può vietare di possedere o detenere animali domestici e che tale norma deve ritenersi applicabile anche ai regolamenti antecedenti alla sua entrata in vigore,  dopodiché sulla base di una consulenza tecnica molto particolareggiata che ha tenuto conto sia del rumore che degli odori esalati dal piano terra dopo aver escluso per la conformazione dei luoghi per le caratteristiche dei rumori degli odori ogni possibilità di schermatura, al fine di riportare la situazione nei limiti accettabili per un immobile destinato ad abitazione ha disposto la condanna dei convenuti all’allontanamento in via definitiva dal loro immobile di quasi tutti gli animali nonché ad eseguire costanti interventi di pulizia; il tutto oltre ad ingenti spese legali e di perizia.

 

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Fabio CD Mastrorosa
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