Costituisce innovazione lesiva del decoro architettonico del fabbricato condominiale, come tale vietata, non solo quella che ne alteri le linee architettoniche, ma anche quella che comunque si rifletta negativamente sull ́aspetto armonico di esso, a prescindere dal pregio estetico che possa avere l ́edificio. La relativa valutazione spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità, ove non presenti vizi di motivazione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto illegittima l ́installazione di una canna fumaria che percorreva tutta la facciata dell ́edificio condominiale, così da pregiudicare l ́aspetto e l ́armonia del fabbricato) Così ha statutio la Suprema Corte di Cassazione  Civ., Sez. II, 11/5/2011, n. 10350.

Questo principio è poi stato ripreso e specificato in seguito in un’altra sentenza n.715 del 2014 laddove la Suprema Corte, sempre in tema di canna fumaria, ha specificato che l’appoggio di una canna fumaria (come, del resto, anche l’apertura di piccoli fori nella parete) al muro comune perimetrale di un edificio condominiale individua una modifica della cosa comune conforme alla destinazione della stessa, che ciascun condomino – pertanto – può apportare a sue cure e spese, sempre che non impedisca l’altrui paritario uso, non rechi pregiudizio alla stabilità ed alla sicurezza dell’edificio, e non ne alteri il decoro architettonico (Nella fattispecie, all’esito dell’istruttoria, è stato accertato che la canna fumaria appoggiata dal convenuto all’esterno del muro perimetrale del fabbricato condominiale non arrecava pregiudizio alla struttura dell’edificio né alterava il decoro architettonico e non impediva l’usi della cosa comune agli altri condomini considerando che si trattava di palazzo di  “fabbricato di tre piani, anche se ciascun condomino apponesse sulla parete laterale un piccolo e sottile tubo dello stesso colore scuro degli infissi, egualmente non vi sarebbe una significativa compromissione dell’armonia e della fisionomia dell’edificio”.  E sempre la Suprema Corte in un’altra importante sentenza  della Sezione Seconda 17072 del 2015  ha statuito che deve ritenersi che il godimento delle cose comuni da parte dei singoli condomini possa essere tutelato a mezzo azione possessoria quando uno di loro abbia alterato e violato, senza il consenso degli altri condomini ed in loro pregiudizio, lo stato di fatto o la destinazione della cosa oggetto del comune possesso, in modo da impedire o da restringere il godimento spettante a ciascun compossessore pro indiviso sulla cosa medesima. E  deve essere ordinata la rimozione della canna fumaria posta sulla facciata dell’edificio e dunque sulla cosa comune laddove la struttura non abbia alcun collegamento con le linee architettoniche dell’edificio, e dunque ne altera l’estetica, e integra la turbativa rappresentata dalla riduzione della luminosità dell’unità immobiliare sottostante.